LA MUSICA IRLANDESE

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La tradizione letteraria e musicale irlandese è vivacissima e di antica data, costituitasi fin dai tempi remoti in cui i bardi, poeti cantori, cantavano le gesta della casate nobili locali accompagnandosi con l'arpa celtica o con la crwth (strumento ad arco simile alla crotta medioevale). I bardi rappresentavano una casta potente e privilegiata, al loro canto era affidata la trasmissione dell'epopea del popolo irlandese e le loro figure rimangono avvolte da quel sottile velo di mito, sogno, fantasia, magia, mistero, che in qualche modo è tutt'uno con una diffusa e ideale rappresentazione immaginifica dell'Irlanda medesima. Questo alone mitico-fantastico è sopravvissuto alla loro decadenza causata dalle invasioni inglesi e dalla conseguente distruzione della nobiltà gaelica, che li ha costretti ad abbandonare le corti e a farsi bardi erranti, rivolgendosi ad un pubblico più popolare nelle piazze e nelle feste di paese. Nel canto del bardo narrazione e testo poetico erano tutt'uno con la melodia vocale e l'accompagnamento strumentale, dando lo spaccato dell'anima di un popolo che si nutre di poesia e di musica.

Entriamo dunque nelle atmosfere d'Irlanda per mezzo della sua musica piena di freschezza e luminosità, di straordinaria socievolezza e malinconia. La musica è sempre stata parte integrante della vita delle corti, delle feste paesane, dei ritrovi comunitari; ha scandito le ore di lavoro e di riposo, le date importanti, le ricorrenze e le occasioni particolari sia del mondo aristocratico sia di quello plebeo; il canto poteva essere accompagnato da raffinata arpe celtiche nei saloni dei castelli o da attrezzi del lavoro quotidiano, come pezzi di osso, di legno o pentoloni, nelle case attorno ai camini. Il canto più tipico è quello melismatico (con abbellimenti dati da più suoni su una sillaba) e senza accompagnamento. Per lo più sono canti d'amore: nel Medioevo si canta l'amor cortese, sull'esempio della tradizione trovadorica provenzale introdotta dai Normanni; nel XVIII secolo l'amore assume veste patriottica, identificando l'Irlanda con una immagine femminile  in quelle composizioni dette aislingì (visioni); evocano l'amore le slow airs, che nel XX secolo divengono strumentali, affidate al fiddle e alla uilleean pipe, i due strumenti più vicini alla voce umana e capaci di riprodurne gli abbellimenti. Le Ballads sono invece canti di carattere narrativo, con storie che dal XIX secolo assumono spesso connotazioni di stampo patriottico e/o politico, mentre le Macarones sono canzoni il cui testo è cantato in una lingua ibrida che abbina al gaelico originario espressioni dialettali e l'inglese.

Molti canti sono scritti per qualche occasione particolare, come ad esempio John Nugent di O' Carolan, probabilmente scritto per il secondo matrimonio di John Nugent, o Carolan's receipt del medesimo autore e dedicato al Dr. John Stafford che pare abbia ridato salute al musicista malato prescrivendogli di riprendere a bere alcol e whisky dopo sei mesi circa di astinenza perché assolutamente proibitigli da un altro medico. Ed evidentemente fra i due nacque una bella intesa, dal momento che il dottor Stafford fu fra coloro che portarono la bara di O' Carolan al suo funerale! Turlough O' Carolan è il musicista irlandese più noto e amato, nato intorno al 1670 nelle vicinanze di Nobber nella contea di Meath e morto nel 1738. Divenuto cieco all'età di 18 anni a causa del vaiolo impara a suonare l'arpa e a 21 comincia la vita di musicista itinerante, raggiungendo una fama alla quale nessuno fra i tanti musicisti itineranti riuscirà nemmeno ad avvicinarsi. La sua musica è intimamente e profondamente intrisa della tradizione musicale irlandese, in particolare del glorioso passato dell'arpa celtica, e al contempo risente dell'influenza di alcuni autori italiani contemporanei, specialmente di Arcangelo Corelli e di Antonio Vivaldi. Lascia circa duecento melodie, divenute fra le più celebri canzoni irlandesi.

Un canto del tutto particolare e tipicamente irlandese è il Lilting, nel quale si susseguono in maniera rapidissima sillabe convenzionali e prive di significato (come dum, deedle, da...), nato, come il puirt a beul («musica per la bocca») scozzese, da situazioni nelle quali mancavano strumenti per far ballare.

Nelle feste, infine, non può mancare la danza; e anche se il ballo non faceva parte delle attività aristocratiche è comunque sempre stato presente nei momenti conviviali di matrice popolare, fino ai giorni nostri. Soprattutto nelle campagne dell'Ovest è facile ritrovare anche adesso festeggiamenti coronati da balli a cui partecipa un numero illimitato di coppie, un tipo di danza che ebbe il suo massimo momento di fulgore negli anni '30 e '40 del XX secolo. Le danze più antiche e autenticamente irlandesi, anche se attualmente in uso solo nei concorsi, sono però quelle solistiche chiamate step-dances, cioè «danze di passo», basate su complicati movimenti dei piedi; diffusi sono i balli di gruppo, generalmente danzati da quattro coppie di ballerini, sorti sul modello delle danze europee e denominati set dancing;  il céilì dancing è invece una forma artificiale adottata alla fine del XIX secolo ad opera di alcuni militanti della Lega Gaelica che si proponevano di 'purificare' la danza tradizionale arrivando perfino a proibirne alcune perché a loro parere inopportune e a proporne altre considerate più 'irlandesi'. Una immagine della Irlanda, però, che, guarda caso, è più in auge a Londra che a Dublino, e alla quale si adegua anche  quel costume pseudoceltico sorto alla fine del XIX secolo, sovraccarico di simboli che rimandano ad una percezione mitica dell'Irlanda e a una sua spettacolarizzazione. Per non parlare di certe strumentalizzazioni del passato celtico, in uso anche a casa nostra, che certo non rendono giustizia a questa cultura.

 Le prime testimonianze di musica irlandese le abbiamo verso il primo secolo avanti Cristo, agli inizi della società celtica. Proprio in quest'epoca si costituiscono i tratti basilari di una musica intimamente legata al magico e al religioso e di una tradizione aristocratica che vede nell'arpa lo strumento ideale per accompagnare la narrazione dei poemi dei bardi e per gli intrattenimenti di corte, tanto che il suonatore di arpa (cruitire) viene elevato al ruolo di nobiltà. L'arpa era molto piccola e priva della colonna che chiude lo strumento sul terzo lato, così da assomigliare un po' alla lira, ma la sua considerazione e il suo radicamento nella vita irlandese la fa diventare forse fin dalle origini l'emblema della Nazione. E non dimentichiamo in proposito che la sua immagine oltre a comparire sulle monete diviene il logo, simbolo di qualità, della principale fabbrica di birra scura irlandese! Anche la cornamusa fa la sua comparsa fin dall'antichità, ma all'interno di un ambito di intrattenimento più popolare o con ruoli bellici. Manoscritti ed esempi di arte figurativa medioevali testimoniano della presenza di numerosi strumenti a corda, a fiato e a percussione, ma ancor più ci dicono che la musica e i musicisti irlandesi avessero una notevole considerazione che oltrepassava i confini nazionali. Citiamo fra i tanti il testo di Giraldus de Barri, conosciuto anche come Giraldus Cambrensis o Giraud de Cambrie, ecclesiastico gallese, la cui famiglia partecipa alla conquista dell'Irlanda alla fine del XII secolo e che vi si reca per ben due volte lasciando dei resoconti nei quali, pur parlandone come una terra di barbari, ne esalta la musica e l'arpa.

Terra di conquista, invasa dagli anglo-normanni poco dopo il Mille e conquistata completamente dagli Inglesi all'inizio del Seicento, in continua lotta per il mantenimento della propria identità culturale oltre che per l'autonomia economica e politica, l'Irlanda fa della musica un importante strumento di aggregazione, di unione, di consolidamento di un orgoglio nazionale che, proprio perché duramente frustrato, emerge con sempre più rinnovata forza. Numerose sono le leggi che intendono colpire i musicisti perché considerati dalla corona inglese pericolosi fomentatori di ribellione al proprio potere. Nel 1366 lo Statuto di Kikenny vieta di portare i capelli lunghi, un nome gaelico, vesti gaeliche... quanto caratterizzava proprio il musicista di corte! Nel 1564, durante il regno di Elisabetta I, una legge mette al bando il musicista itinerante... eppure la stessa Elisabetta aveva voluto a corte un suonatore di arpa, tale Cormac MacDermott, melodie irlandesi sono inserite nelle miscellanee dell'epoca di musica inglese e in quegli stessi anni vede la luce la prima raccolta di arie arrangiate per arpa irlandese. Il verso bersaglio di tali provvedimenti ostili ai musicisti, che si susseguono anche nei secoli successivi, non è, evidentemente, la musica in quanto tale, apprezzata e praticata anche da coloro che emettono simili normative, ma il suo significato simbolico di unione comunitaria.

Dal XVII secolo si ha testimonianza di canti chiamati Seán-Nós, letteralmente «vecchio stile», nei quali il modo di cantare è tipicamente irlandese: una sola persona enfatizza un certo timbro nasale della voce, seguendo un ritmo libero e non trascrivibile in quanto legato allo stato d'animo dell'esecutore e alla sua particolare scelta di individuare tra le rime del brano i passaggi su cui porre gli accenti. Nel XVIII secolo, in particolare nel sud-est dell'Irlanda, compare un tipo di canzone 'patriottica', chiamata Aisling (in gaelico «visione»), che ha per argomento la stessa Irlanda, descritta come una rosa o una bella e giovane fanciulla (spéirbhea o donna del cielo).

Nel corso del XIX si incrementa l'interesse per la raccolta di canzoni e melodie popolari da parte dei ceti socialmente elevati, in concomitanza con la generale affermazione del sentimento nazionale, tratto distintivo della cultura romantica in tutti i Paesi europei. In tale contesto si colloca l'invito rivolto ai propri lettori dal giornale The Nation, fondato nel 1842, di scrivere nuovi testi di ballate su melodie tradizionali, al fine di pubblicarli in una apposita rubrica. L'iniziativa ha un successo che va oltre le aspettative, contribuendo considerevolmente alla ripresa di interesse nei confronti del patrimonio musicale autoctono e anche ad un suo rinnovamento, dal momento che molti dei canti pubblicati sul giornale ne diventano parte integrante. Fra questi quelli conosciuti come pub sing-song, canti conviviali che risuonano la sera nei pub. Tuttavia se nelle campagne la musica tradizionale permane radicata nella vita collettiva, a Dublino si assiste ad una crescente anglicizzazione musicale, che si accentua con la diffusione di generi provenienti dagli Stati Uniti alla fine del secolo, come il jazz e il blues. 'La Grande Fame' (An Gorta Mór), cioè il periodo di estrema indigenza fra il 1845 e il 1850 causato da una malattia delle patate, principale nutrimento degli irlandesi, e dalla politica di liberismo puro dell'Inghilterra, porta alla morte più di un milione di persone e ne costringe un altro milione a emigrare verso l'America, il Canada, l'Australia. Fra costoro ci sono anche molti musicisti. Molti canti in gaelico, dunque, scompaiono ma ancor più rilevante è il fatto che il gaelico venga associato ad una condizione di povertà e di conseguenza disprezzato, lasciando ampio spazio alla propagazione della lingua dominante da un punto di vista amministrativo ed economico. Ci vuole più di un secolo perché l'Irlanda riesca a riprendersi. Del resto già da tempo, a seguito della invasione, i musicisti avevano perso il ruolo aristocratico al servizio di una corte, divenendo girovaghi e alternando al mestiere di suonatore quello di stagnino o 'aggiusta-tutto'. Poco a che fare con la tradizione degli antichi e raffinati bardi.

Musicisti itineranti di particolare interesse, per il ruolo svolto di diffusione, raccolta, rielaborazione e creazione della tradizione musicale, si ritrovano fra gli zingari irlandesi, presso i quali sono confluiti quegli strati di popolazione che, nel corso delle travagliate vicende storiche di questo Paese, sono stati espropriati della terra e delle abitazioni. Sono i cosiddetti travelers, tinker o intinerant, analfabeti che vivono ai margini della società, abitando su carri, spostandosi da una contea all'altra, probabilmente aggregandosi a piccoli artigiani specializzati nella lavorazione dei metalli. Il loro isolamento è testimoniato dal fatto che possiedono un proprio linguaggio, detto Shelta, Gammon e Minker's Torri, che la gente chiama secret language perché poco o nulla comprensibile. Il loro modo di cantare e suonare è condizionato dall'esigenza di richiamare gente: un canto nasale ma acuto, con un uso molto libero di sillabe supplementari e una ricerca di sonorità strumentali più forti ed energiche, ottenute ad esempio mediante fori più ampi sul chanter della cornamusa.

La tradizione musicale viene riportata in vita grazie all'opera di organizzazioni per la salvaguardia della cultura autoctona, prima fra tutte la Lega Gaelica fondata nel 1893, all'invenzione del disco fonografico e alla diffusione della musica con i media, la radio innanzi tutto. Un ruolo non da poco per la catalizzazione dell'interesse internazionale nei confronti della musica irlandese lo ricopre un flautista nativo della contea di Cork ed emigrato negli Stati Uniti, Francis O' Neill, che pubblica all'inizio del Novecento delle raccolte di melodie irlandesi. Sempre più a contatto con altre esperienze musicali provenienti dalle più diverse etnie, la musica irlandese si mescola con altre tradizioni e, sia per il massiccio abbandono delle campagne da parte della popolazione sia per il successo internazionale riscosso da musicisti irlandesi nelle metropoli d'America, diviene progressivamente legata all'ambito urbano. Nel 1958 esce il film di George Morrison Mise Eire (Io sono l'Irlanda) con una colonna sonora costituita da brani musicali tradizionali arrangiati per orchestra sinfonica da Seàn O' Riada, fatto che imprime una decisiva spinta alla riconsiderazione della musica irlandese come patrimonio dotato di una importante valenza culturale. Dopo la perdita di un autorevole ruolo aristocratico, le persecuzioni, le umiliazioni, l'emigrazione, il musicista irlandese ritrova la propria identità anche grazie, dunque, all'industria dello spettacolo. La musica tradizionale irlandese, infatti, negli ultimi decenni si vivifica evolvendosi e incamminandosi verso molteplici direzioni, riproposta nella sua antica genuinità o in non meno suggestive contaminazioni, mescolandosi con altre esperienze compositive comprensive delle sperimentazioni linguistiche della musica colta contemporanea.

(Il testo riportato non è originale ed è tratto da internet)

 

 

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