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Arpa
L’arpa è lo strumento che più degli altri crea un ponte tra l’antica
Irlanda celto-gaelica e il presente. È il simbolo nazionale dell’Irlanda.
Dal Medioevo a oggi lo strumento continua a presentare una struttura
«triangolare» e nonostante ve ne siano modelli di dimensioni dissimili, la
statura dell’arpa irlandese è inferiore all’arpa utilizzata nella musica
classica.
Le corde dell’arpa irlandese sono in metallo; per ottenere un suono
cromatico fu dotata di tiranti fissati nella parte superiore dello
strumento rendendo così possibile al musicista di effettuare i cambi di
tonalità.
L’arpa più famosa è la «Brian Boru Harp» conservata al Trinity College a
Dublino, lo strumento risale al XIV secolo.
Cornamusa
La cornamusa più diffusa in Irlanda è la uilleann pipe,
probabilmente dal nome «union pipe», cioè «pipe dell’unione». In effetti
il suono dell’Irish pipe può ricordare l’unione di due strumenti:
il suono della cornamusa prodotto dal chanter, che viene impugnato,
e quello di un organo prodotto dai regulators, che sono delle canne
provviste di chiavi che il musicista tiene appoggiate sulla gamba destra
sopra i bordoni. Le chiavi vengono suonate a scelta anche attraverso la
pressione del palmo.
L’aria nella sacca della uilleann pipe viene spinta da un mantice
che il piper (suonatore di cornamusa) tiene legato sotto il braccio
opposto a quello con cui comprime la sacca. La uilleann pipe è uno
strumento molto complicato da padroneggiare e viene considerato un mondo a
sé nel campo delle cornamuse. La sua origine risale ai primi del 1700.
Violino
Comunemente chiamato “the fiddle”, il violino irlandese non si
differenzia in nessun dato tecnico dal violino utilizzato per suonare la
musica classica. A conferire al fiddle la sua caratteristica
distintiva è il modo di suonarlo. Al di là del repertorio e delle tecniche
di abbellimento utilizzate per interpretarlo, un buon fiddler
(suonatore di violino) lo si riconosce dal modo d’utilizzare l’archetto.
Nell’Irish traditional music l’archetto si deve sentire e come!
L’archetto «picchia», «gratta» e «maltratta» le corde, tutto ciò
conferisce alla musica per violino irlandese un’impronta precisa che la
contraddistingue dall’universo della musica classica. La diffusione del
fiddle è avvenuta dapprima in Italia (metà del XVI secolo) e
successivamente in Irlanda.
Whistle
I flauti dritti hanno un’origine probabilmente molto remota e hanno
conosciuto una lunga evoluzione nel tempo. Quelli più famosi sono divenuti
i tin whistle, ovvero i flauti di latta. I whistle
dispongono di sei fori e di un’imboccatura a becco, nessun foro sulla
parte posteriore dello strumento. Esistono whistle di diverse
dimensioni e intonature, la scala può raggiungere 2 ottave piene
aumentando la pressione del fiato.
L’aspetto semplice dello strumento non deve indurre in inganno: liutai in
tutto il mondo continuano a ricercare possibili sviluppi evolutivi e non
solo nel campo dei materiali (legno, metalli, plastica) con cui li si
costruisce. Il suono del whistle differisce molto da quello del
flauto dolce; il whistle non presenta tutte le possibilità di
sfumature offerte dal suo «fratello maggiore». In realtà è proprio anche
dal suono secco e brillante del whistle che la musica irlandese
ricava la sua caratterizzante «unicità».
Voce
Gli
etnomusicologi di tutto il mondo indicano essere la voce il più antico
strumento dell’umanità, anch’essa quindi rientra nel repertorio
strumentale d’ogni tradizione culturale. In Irlanda il repertorio di
ballate non risulta così ricco come in Scozia, ma altre forme espressive
canore hanno accompagnato e accompagnano la tradizione. Fra tutte, quella
più singolare e tipicamente irlandese è la tradizione degli seán nós
(vecchio stile, dal gaelico), dove la timbrica vocale suona molto
nasale. Questa peculiare forma canora non prevede accompagnamento
strumentale e non è affatto polifonica. Il singolo interprete non segue
una metrica precisamente definita, ma sceglie di volta in volta sulla base
degli umori e dei contesti dove porre degli accenti finendo per mutare
l’andamento del ritmo. Pochi sono i canti polifonici tramandatici dal
passato e solo in questi ultimi anni vi sono artisti impegnati a
riprendere questa tradizione collettiva di canto.
Nel corso dei secoli si sono sviluppate songs che affrontano
tematiche dell’amore, sociali, esistenziali, religiose, sportive e da pub.
Anche in queste espressioni canore più recenti il ricorso a una certa
nasalità del suono – quasi a ricordare i bordoni d’una cornamusa – sembra
di tanto in tanto emergere, ma non è sicuramente una norma.
Un caso a sé dell’utilizzo vocale è costituito dal lilting. Il
lilting è l’imitazione d’una melodia attraverso la voce. Molto
probabilmente grazie a questo escamotage in passato moltissimi
musicisti – che non erano in grado né di scrivere, né di leggere la musica
– hanno potuto tramandarsi i brani che volevano suonare. Ancora oggi
moltissimi musicisti sostengono che solo dopo aver appreso come «cantare»
un brano sia possibile reinterpretarlo. Il lilting è spesso
divenuto oggetto di scherno nei confronti della musica tradizionale
irlandese – soventemente chiamata “diddley-dee” – ma in realtà
saper esprimere con la voce un brano richiede un’abilità spiccata, perché
anche attraverso la vocalizzazione è possibile eseguire abbellimenti tutt’altro
che scontati e noiosi.
Bones
I
bones sono ricavati da costole di animali, ma possono anche essere
costituiti da due pezzi di legno oppure, come spesso accade, da due
cucchiai. Già in antiche citazioni l’uso dei bones come percussione
all’interno della musica tradizionale era presente. Il musicista posiziona
le due ossa nel palmo della mano tenendone uno fisso e facendovi battere
sopra l’altro. Pur sembrando molto semplice come percussione, l’effetto
che i bones sanno conferire alla musica in alcuni passaggi può
risultare prezioso proprio per l’accentuazione ritmica che lo strumento
riesce a conferire; non stupisce quindi che il ricorso ai bones sia
più frequente nella musica per danza che durante le session.
I nuovi
strumenti della tradizione
Accordion
La
diffusione dell’organetto in Irlanda viene fatta risalire agli anni Venti
quando questo stretto parente della fisarmonica sostituì in gran parte il
suo precedente antenato: il melodeon. L’accordion, o
button accordion, è uno strumento ad ancia libera che dal momento in
cui entrò in scena conobbe un successo crescente, perché era facile da
trasportare, era resistente e il suono ben udibile. Benché oggi la
diffusione dell’accordion sembri essere più contenuta, questo
strumento è divenuto una componente centrale dell’Irish traditional
music.
Chitarra
La chitarra, i mandolini, le mandole, il banjo e i bouzouki sono tutti
strumenti di recente acquisizione nella traditional music. La loro
funzione è prevalentemente di accompagnamento: questi cordofoni offrono la
base ritmica alla musica. Recenti sviluppi nell’utilizzo della chitarra
nell’Irish trad si stanno diffondendo grazie alla comparsa d’una
generazione di musicisti molto eclettici.
Flauti traversi
I
flauti traversi utilizzati in Irlanda sono flauti perlopiù in legno dotati
di meccaniche a 8 chiavi. Sono flauti di origine inglese o a imitazione di
quella fantastica scuola di liuteria che si sviluppò in Gran Bretagna sino
alla metà dell’800. Si tratta di flauti utilizzati in origine per la
musica classica – come evoluzione del flauto barocco – e caduti
successivamente in disuso dopo l’introduzione del flauto dotato di
meccaniche più sviluppate inventato da T. Böhm. I suonatori di
traditional li preferiscono ai flauti traversi di metallo perché il
loro suono sembra avvicinare molto l’oboe e l’assenza di chiavi sui fori
principali agevola l’esecuzione degli ornamenti tipici della musica
tradizionale irlandese.
Bodhrán
Il bodhrán è un tamburo di struttura molto simile a un setaccio per
la farina. La sua diffusione risale agli anni ’60. In passato, durante le
rare occasioni in cui esso compariva, lo si suonava utilizzando il battere
della mano sulla pelle, tecnica che è stata sostituita dal ricorso a un
battente. A causa dell’uso improprio da parte di molti musicisti
inesperti, il bodhrán è divenuto lo strumento più deriso e
denigrato da parte di moltissimi musicisti. Fortunatamente una nuova
generazione di «bodhránisti» si sta affacciando sulla scena e sembra voler
mostrare come in realtà un buon utilizzo di questa percussione possa ben
integrarsi nel discorso traditional.
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